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 La (prima) recensione di Pino Marinaro.

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Kia-Fluon
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MessaggioTitolo: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Gio Apr 26, 2012 10:32 am


...conobbi Fabio Cinti nel 94. Ancora minorenne ma già pieno di iniziativa. Suonammo per qualche anno in un gruppetto d'ispirazione rock, dedito alle rielaborazioni di pezzi storici. Viveva nell'ascolto venerante dei Pink Floyd, ma non conosceva ancora nessuno dei corrieri cosmici e non frequentava la canzone d'autore. Gli piaceva il palco. Gli piaceva suonare uno strumento. Gli piaceva far mostra di sè. Non suonava tanto bene, cantava abbastanza male, ma aveva voglia di andare avanti e incontrare la vita. Scoprire il suo personale valore. Darsi un'identità. Era sicuramente presuntuoso; sicuramente migliorato, ora, se non del tutto guarito. Sopravvivente, invece, è quella fisiologica dose di narcisimo che tanto stimola chi desidera colloquiare con un pubblico. Allora reputavo che avrebbe venduto la chitarra senza rimpianti per incontrare dell'altro. Dopo tanti anni, mentre i miei strumenti rimangono polverosi e muti lui realizza un secondo disco, suona in giro, è riconosciuto nel suo ambiente, gode di stima e apprezzamento tra il pubblico, arriva da una pratica costante come artista di musica. Non sono stato sfortunato io; non è stato fortunato lui. Fabio Cinti si è impegnato con serietà e dedizione, con sacrificio reiterato, ritagliandosi con fatica una dimensione di vita adatta allo scopo, per raccontare il suo sentimento, per dare voce ai suoi moti d'animo. Nella classifica dei talenti non lo colloco tra i primi, ma in un'ipotetica classifica meritocratica non scende dal podio. Se avesse fatto soldi o succeso di massa gli avrei chiesto, senza creargli imbarazzo, un prestito o un lavoro onesto. Sa essere anche generoso, e non è poco in un ambiente smisuratamente gretto e dai tratti picareschi come quello dell'arte e dello spettacolo. Geni incalliti che si perdono dietro il conto di un caffè; raffinati esecutori che tentano di mettertelo in quel posto; un esercito dolente di supplici in cerca di riconoscimento, disposti a molto se non a tutto. Ha schivato e tirato diritto Fabio, perdendo anche apparenti occasioni ma mantenendo dignità e intento. E' dunque autore di nicchia, da incontrare, che negli anni è maturato liberandosi dalla straripante influenza di Franco Battiato, notoriamente sua figura ispiratrice quando non modello da ricalcare. Oramai ha un suo modo di porsi, uno stile, un crossover di influenze sempre meno distinguibili: ma deve imparare a crederlo anch'egli. Un tempo, Fabio faceva le poste a Franco nei camerini dei teatri: oggi si telefonano e colloquiano amabilmente. Di rilievo anche la sua collaborazione con Morgan, ma reputo che da questo rapporto si potesse osare e pretendere di più, dare più scopo all'istanza creativa, nutrire e nutrirsi con maggiore magnanimità, abbandonare ampollose considerazioni produttive del nulla. Il talento sbandato di Morgan e l'umanità accorta di Cinti potevano lasciare del binomio un segno maggiore. Ma forse si sono separate vite che non si erano mai veramente incontrate, ma solo fissate lungamente negli occhi. Senza rimpianto e sdilinquimento, arriva nuovo Il minuto secondo. Il titolo mi ha convinto da subito. Ottima anche la copertina dell'abum e la grafica, che rimanda ad un gusto estetico elaborato e pregno di simbolismo. Il lavoro è stato realizzato con fare autarchico ma con elevata sapienza. Solo un pugno di strumentisti fa da corollario all'assoluto solismo esecutivo di Fabio Cinti, produttore di se stesso, artefice del suo dire. Non sarà disco dell'anno, non sarà campione di vendite, non passerà sui network radiofonici, ma Il minuto secondo propone momenti di denso valore intrinseco, che vanno anche oltre lo stile e il gusto declinati da questo artista. Avrei preferito un disco dal diverso equilibrio, ma era convinto desiderio di Fabio eseguire una serie di cover e cantare in inglese, addirittura un brano in tedesco, accompagnato dal solo pianoforte. Raccontarsi anche attraverso queste interpretazioni e rappresentarle secondo i suoi canoni da ierofante imberbe. Come pure voleva rievocare memorie lontane con il pezzo Questo strano abisso, celebrando il piccolo mondo antico della sua puerizia vagheggiato e mai scordato. La poesia minima del dire: vorrei tornare all'83 per fermare il tempo e saltare in alto, guardarmi ridere da una ringhiera, lanciarmi a capofitto nell'infanzia per non vedere, adesso, questo strano abisso (...) E' May Day, però, la mia preferita col suo incedere melanconico, il suono stropicciato di tastiera, la voce femminile che dinamizza con zelo evocando la carnalità di una silhouette scolpita, le parole sparse che sfiorano il pensiero atarassico. Sì, questa canzone, la eleggo simbolo della mia condizione preandropausa: arride al mio sentire, lo sazia con voluttà calibrata:..fare niente, aspettare, decidere lentamente di non esistere (...) Senza sgarbo racconta momenti, stati d'animo, visioni interiori. Loop, invece, è l'erede naturale di Un amore elettrico, la filastrocca elettronica sospesa tra intelligenza e non sense: essa potrebbe avere un futuro commerciale nemmeno tanto modesto. Assolutamente commovente Avevi freddo, con una melodia che è culla intrecciata di metafore e riflessioni. Scuote il ricordo di amori distanti o perduti. Qualche occhio si inumidisce. Erezione e commozione sono tutt'uno. Ma si fanno anche apprezzare Canto alla durata e Finto inverno. Il resto compulsatevelo da soli. Il resto, per me, è solo una educata cornice. Ci vorrà il terzo disco magari per gridare al capolavoro, ma già in questo ci sono diversi prodromi...

Pino Marinaro
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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Gio Apr 26, 2012 8:13 pm

cheers
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liut

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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Gio Apr 26, 2012 8:40 pm

visto che bella Tafy?
Aspetta di sentirlo!
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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Ven Apr 27, 2012 8:35 am

si è molto bella.
Perchè molto "vera" e personale, pur non rimanendo sbilanciata.
E' proprio un bel "racconto"

lo sentirò, gribbio! Very Happy Very Happy Razz Razz Laughing
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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Ven Apr 27, 2012 8:44 am

io intanto spargo il verbo!
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liut

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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   Ven Apr 27, 2012 8:47 am

spargi spargi nell'assolata France!
io spargo in Italia
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MessaggioTitolo: Re: La (prima) recensione di Pino Marinaro.   

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