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 Le caste interviste

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MessaggioTitolo: Le caste interviste   Mar Giu 19, 2012 10:27 am

Fabio Cinti, cantautore, classe 1977. Autore di due bellissimi album (“L’esempio delle mele” e “Il minuto secondo”) usciti rispettivamente nel 2011 e 2012. La sua musica parte da coordinate che potremo definire “battiatesche” per spostarsi verso un mondo di piccole cose, allucinazioni, immagini sfuocate e a volte fanciullesche che sono proprie dell’autore. Un ascolto caldo e rassicurante che accarezza le orecchie e il cuore e che vi consiglio in maniera sincera e spassionata. Fabio è uno dei migliori esempi di giovane pop intelligente nel nostro paese. Ne ho approfittato per farci due chiacchiere e scoprire il suo punto di vista su musica & questioni correlate. Con un’ultima domanda dalla risposta…sospesa sulla quale lasciamo ai lettori la libera interpretazione.

Tutte le info su Fabio [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]


Volevo che mi parlassi di quelli che sono stati i tuoi primi passi all’interno dell’industria musicale. Gioie e dolori senza peli sulla lingua.

Stando alle cronache di amici e colleghi devo ritenermi piuttosto fortunato. Non ho mai avuto – se non per un breve e turbolento periodo – quella voglia di fama e notorietà così come la si intende in Italia. Piuttosto lentamente sono sempre andato alla ricerca di qualcosa che potessi imparare ma senza troppe ansie o manie. Nel frattempo ho sempre fatto altri lavori, a volte completamente distanti dalla musica, altre volte affini. Dopo un periodo scialbo di contatti con etichette indipendenti a Roma, mi sono ritrovato subito ad aver a che fare con lo star business (anche se non riguardava direttamente me) e a rendermi conto di quanto sia superficiale e illusorio. Per questo, riflettendo un po’ e con l’aiuto di amici e collaboratori, ho scelto un’altra via, del tutto indipendente. Ed è una scelta che rifarei senza nessun indugio. Non ho particolari aneddoti da raccontare, o meglio, ne avrei da scriverci un libro… ma riguardano piuttosto la mia vita particolare, piuttosto che l’ingresso nel mondo della discografia comunemente detta. Mi sento, a dirla tutta, come un animale al pascolo più interessato all’erba che al pascolo stesso o a una possibile qualsiasi idea di appartenenza.

E oggi? Qual è il tuo rapporto con la discografia?

Conosco un paio di discografici giovani e molto in gamba con i quali ho un buon rapporto, soprattutto perché si tratta di persone con cui si può parlare, anzitutto di musica e non di contratti e affari. Non so quale sia realmente il loro potere, mi pare però molto scarso… Per quanto mi riguarda la discografia, intesa alla vecchia maniera, non esiste più, definitivamente. Esiste una terribile industria legata soprattutto alla televisione che si basa sull’inganno e sull’ignoranza per far tirar fuori dalle tasche dei più sfortunati quanti più soldi possibile. Niente a che vedere con la musica, quella che si annovera tra le arti.

Come sei giunto alla decisione di volere fare il musicista?

Come ti dicevo prima sono stato fortunato, mi sono ritrovato naturalmente in circostanze e con persone che mi hanno permesso di poter coltivare questa mia disposizione. Nei momenti più difficili, cosciente comunque di saper fare tante cose, mi sono sempre detto che non avrei mai fatto altro che il musicista. In modo esponenziale, negli anni, mi sono sempre impegnato molto per migliorare. Ma come in ogni arte e mestiere, di base bisogna essere quello che si fa, sicuramente a più livelli, però un musicista o lo sei oppure no… Con qualche misteriosa via di mezzo!

Qual è il tuo background a livello di ascolti e influenze?

Sono cresciuto in una famiglia in cui si ascoltava molta musica. Mio fratello, più grande di me, negli anni Ottanta, era molto curioso e cercava continuamente novità, senza tralasciare la sua passione per certi classici come i Pink Floyd, i Genesis, Beatles, Bowie, i soliti insomma… Quindi sono stato immerso in tutta la musica rock, pop e glam degli anni 60, 70 e 80… ascoltando anche cose più laterali o certa musica progressive che mi passava un altro caro amico. Poi sono arrivati gli approfondimenti dei nostri cantautori, tutti, proprio tutti. Battiato lo cantavo a sei anni… e l’imprinting è rimasto! Oggi ascolto molta classica, credo sia l’evoluzione naturale, ma anche molto volentieri Radiohead, Sigur Ros, Grizzly Bear e tanto altro, anche meno noto, passando nottate tra YouTube e iTunes alla ricerca di cose che mi emozionino…

Mi risulta che il tuo ultimo album sia stato prodotto grazie all’ausilio di un ‘cordata’ tra tuoi fans che finanziandolo ti hanno permesso di realizzarlo. Dico bene? Come mai una scelta del genere?

Si è trattato di un vero e proprio caso di mecenatismo. Anche in questo caso è successo tutto naturalmente. Loro avevano voglia di produrre cose nuove da poter ascoltare, stufi probabilmente dell’offerta un po’ scadente, e di dare un nuovo segnale. Io mi sono trovato in mezzo, al momento giusto, con un album in lavorazione e con una enorme voglia di indipendenza e di una squadra personale… Investire dei soldi in un disco significa investire e puntare sulla cultura. Ho trovato questo gesto molto nobile e alto.


Riesci a vivere della tua musica? In caso negativo come vedi il tuo futuro all’interno del mercato discografico?

Sì, al momento riesco a vivere di musica e mi sento molto fortunato, anche se vado spesso incontro a periodi di difficoltà. Alla seconda domanda non so rispondere, ci vorrebbe uno statistico o qualcuno che conosca il mercato… io non sono così attento a quelle cose, immagino sia un male, però uso il mio tempo in altro modo, a volte sprecandolo, ma le indagini sul futuro (per di più di mercato) mi fanno molta paura!

Hai mai avuto occasione di entrare in contatto con network radiofonici? Che idea te ne sei fatto?

Bhe, sì, certo… i grandi network somigliano sempre più alla televisione e generano solo rincoglionimento. Ho letto la tua lettera a La Repubblica e mi trovo assolutamente d’accordo con te. L’ignoranza unita alla capacità di fare soldi facilmente genera situazioni simili, piuttosto catastrofiche per la crescita culturale e sociale. Alcune piccole radio in cui sono stato ospite però mi hanno ancora stupito… ogni tanto si trova qualche spirito libero capace di pensare con la propria testa.

Credi che in Italia potrebbe esserci una via d’uscita “popolare” all’imperante egemonia da parte di talent show e cantanti oramai sulla cresta dell’onda da troppo tempo? Cosa secondo te bisognerebbe fare per far si che anche musica non sempre e comunque commerciale e artisti diversi possano arrivare alle orecchie del grande pubblico?

Temo che ci sarà ancora un po’ da soffrire, almeno finché la gente continuerà a guardare quei programmi tossici che sono i talent show, e la televisione in sé. I mezzi per fare in modo che qualcosa cambi sono quelli noti, internet e la musica dal vivo. Da parte nostra credo che abbiamo l’obbligo di continuare a produrre, in ogni modo, quanto di meglio riusciamo a fare e a distribuirlo anche a piccole fasce di pubblico. Purtroppo il livellamento verso il basso della cultura non fa che alimentare certe mostruosità e la distrazione della maggior parte delle persone è solo foraggio per tutta quella banalità che impera nei grandi network e in tv. Non c’è granché da fare. Se i talent show fanno audience vuol dire che la gente li guarda e se la gente li guarda vuol dire che ci trova qualcosa. Una trasmissione come Amici mi fa vomitare e mi innervosisce solo pensare a quel mare di pochezza. Internet, concerti e il massimo che sappiamo fare con il nostro mestiere: se una bella canzone ha le gambe, o se un artista ha il suo valore, prima o poi…

Leggendo la tua bio ho avuto modo di venire a conoscenza di una tua collaborazione di lunga data con Marco Castoldi, in arte Morgan. Ti faccio una domanda su di lui per capire il punto di vista di una persona che lo conosce: Perché a tuo avviso un personaggio dotato della sua cultura musicale si limita alla tv e alle cover? Io penso che se gente come lui parlasse un poco di più di quelli che sono i problemi della musica nel nostro paese potrebbe trovare una eco maggiore piuttosto che se ne discutiamo io o te. E allora perché non lo fa?

A proposito di questo argomento, ti sei fatto un’idea sbagliata di Morgan.



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MessaggioTitolo: Re: Le caste interviste   Mer Giu 20, 2012 3:51 pm

sunny
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Le caste interviste
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