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 ...siete sicuri?

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liut

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Gio Mar 29, 2012 8:04 pm

si però l'unica donna per me è brutta veramente ah ah ah
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Kia-Fluon
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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Gio Mar 29, 2012 8:07 pm

liut ha scritto:
si però l'unica donna per me è brutta veramente ah ah ah
adesso si! No
sh, che l'avevo imparata anche con l'ukuku
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Tafunk

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Ven Mar 30, 2012 2:58 pm

e mò l'ukuku
luoi ukukuare a lui direttamente e di brutto.

si si


Il ciiiiiiiiieeeeeeeeeelloooooooooooo
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Fabio Cinti

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Dom Apr 01, 2012 1:37 am

Discussione interessante...
Vi dirò, quando avrò recuperato il sonno, di una discussione con Ivano Fossati proprio su questo argomento (da qualche parte già ne avevo parlato ma qui approfondirò...).

F
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Tafunk

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Dom Apr 01, 2012 9:38 am

Intanto buon sonno e riposo!!!!!
Poi ciao,
ho sentito parlare parecchio di te ma non ho sentito mai nessun tuo pezzo.
succederà credo prima o poi.

Ma più che la discussione con Fossati (che sarà stata sicuramente interessante e se vuoi raccontarcela, grazie mille!),
ti sarà successo di parlarne con amici e magari rifletterci su.
Di tuo cosa ne pensi?
ma al di là del delle risposte già ottenute attraverso la conoscenza di altri, a che conclusione sei arrivato?
Il tuo piacere verso un' opera artistica è data dall'impatto emotivo ( e quindi un taglio di Fontana, per dire, ti lascia indifferente) o da un approccio per conoscenza razionale?

Personalmente la Divina Commedia, per esempio
se non l'avessi studiata, e quindi conosciuta nella sua poetica, struttura, significato, allegorie e messaggio, non credo l'avrei apprezzata

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Fabio Cinti

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Dom Apr 01, 2012 11:51 am

Ciao Tafunk, grazie per la tua presenza e interazione. Avrai tempo per ascoltare qualcosa di mio... a breve uscirà il mio secondo disco, chissà, magari può essere un'occasione...

Alle domande che mi fai dunque ti darò (e darò in generale) una risposta complessa perché questo è stato l'argomento di studi nella mia vita, ho studiato Estetica all'università e negli anni mi sono confrontato con tante persone, più preparate di me, da ascoltare, oppure cocciute come i muli che non ascoltavano...

Perciò, secondo la mia esperienza "emozionale" e secondo il percorso "intellettuale" posso dire questo con una certa fermezza, almeno oggi, perché poi, io penso, le persone migliori dovrebbero essere sempre in grado di cambiare idea se c'è un motivo valido:

La lettura di una poesia e di un romanzo, la visione di un quadro, l'ascolto di un brano musicale, non sono, almeno di solito, attività passive e immediate. Non nel caso di una persona "completa". Non si tratta di esperienze esclusivamente sensibili o sentimentali. Non possono essere ridotte a un rapporto di piacevole bellezza tra l'opera e chi la contempla. Escludo poi senza dubbio che il veicolo debba influenzare l'opera. Faccio un esempio lampante: una canzone bella resta tale anche cantata da un cane e una canzone brutta resta brutta anche cantata da Sinatra. Questo, mi pare, non è sempre così ovvio...

Quelle esperienze, dicevo, non possono essere ridotte a quelle componenti, pur importanti, come il piacere e l'emozione, la soddisfazione e l'attrattiva, che una certa tradizione popolare ha considerato prevalenti, se non esclusive.
Certo, non è possibile rispondere in un unico modo alla domanda "come si legge una poesia?", o "come si ascolta una canzone?" eccetera. Esistono diversi modi di farlo e uno è senz'altro quello dell'immediatezza dell'emozione, perché no... L'esperienza del piacere però è un fatto complesso, che può specificarsi volta per volta in modi diversi, secondo dinamiche molto diverse tra loro.

In generale penso che l'esperienza dell'arte dovrebbe includere come momenti essenziali non solo l'emozione e il piacere ma anche momenti di conoscenza, di consapevolezza critica, e poi di valutazioni tecniche, storiche e sociali. Il coinvolgimento emotivo da parte di un fruitore con l'artista (di questo parlavate anche) spesso distorce queste dinamiche. E' un bene? è un male? non lo so con certezza... Dal mio punto di vista direi che un coinvolgimento critico-estetico con un'opera d'arte deve essere come un innamoramento in cui c'è sia l'interesse intellettuale e morale che quello più basso, quello sessuale. Presi da soli, questi due interessi, non bastano: il primo sarebbe troppo freddo e distaccato, il secondo troppo animalesco.

Torniamo a noi. L'esperienza completa, dicevo, di piacere, emozione, critica, conoscenza, consapevolezza e tecnica è un'esperienza che mette in gioco la fantasia e il giudizio, la sensibilità e la ragione. E' qualcosa di mobile e dinamico. E' un atteggiamento di ricerca e di esplorazione. E' un processo, insomma, in cui sono impegnate tutte le nostre facoltà.
In tale esperienza ha importanza gran parte delle nostre esperienze e conoscenze passate. Ogni nuova opera viene valutata sullo sfondo di altre opere che già conosciamo e su quello della nostra esperienza consueta (e questa potrebbe essere al risposta alla domanda su Dante: come può piacerti una cosa che non conosci?? anche la musica classica è così, se non la conosci rischia di non piacerti! è la sovrapposizione delle tue esperienze che ti rende quello che sei e sempre più capace e sensibile per apprezzare opere complesse come quelle. Le opere vere non sono patatine fritte che piacciono senza nessuno sforzo a chiunque...).

Certo, chi valuta si accosta all'opera con la sua concezione del mondo già formata, con i suoi punti di vista, i suoi interessi (ecco il "gusto"). La sua comprensione del mondo quindi determina in certa misura la valutazione dell'opera, o, meglio, è parte non distinguibile di essa. Eppure in un'esperienza adeguata della poesia e dell'arte dovrebbe entrare anche tutto ciò che non è privato e in particolare di chi legge. Si deve richiedere al lettore di non portare i paraocchi, di non trascurare niente di importante, di non escludere dalla partecipazione a tale esperienza nessuna parte di sé.
Solo così è possibile che la sua comprensione del mondo non rimanga immutata, cieca e ossessiva.

Per finire, se l'esperienza dell'arte, soprattutto della grande arte, ci spinge a pensare e riflettere, allora essa può rendere possibile una nuova comprensione delle cose. Può dar vita a contenuti nuovi o trascurati del nostro rapporto con gli altri e il mondo. Può porre di fronte a problemi la cui soluzione non è data dagli schemi tradizionali della morale corrente, di quella religiosa o sanzionata dallo Stato. Ci sospinge invece verso un mondo più ricco e complesso di quello abituale, nel senso che illumina e insieme evoca e nasconde, conflitti e significati profondi dell'esperienza umana.

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liut

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Dom Apr 01, 2012 12:27 pm

bhe, se rispondi così quando hai sonno chissà quando sei completamente riposato!
Insomma è come quelli che sostengono che non gli piace la matematica o la chimica solo perchè non la conoscono o magari si sono persi il passaggio dall'unità alla decina e non hanno materialmente la base della conoscenza per apprezzarle. Per cui non potranno mai gioire nel trovarsi davanti un'equazione differenziale, ma semplicemente affermare che fa schifo! Lo stesso ragionamento è applicabile all'architettura, alla musica, alla letteratura.
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Tafunk

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MessaggioTitolo: Re: ...siete sicuri?   Lun Apr 02, 2012 11:05 am

Fabio Cinti ha scritto:
Ciao Tafunk, grazie per la tua presenza e interazione. Avrai tempo per ascoltare qualcosa di mio... a breve uscirà il mio secondo disco, chissà, magari può essere un'occasione...

Alle domande che mi fai dunque ti darò (e darò in generale) una risposta complessa perché questo è stato l'argomento di studi nella mia vita, ho studiato Estetica all'università e negli anni mi sono confrontato con tante persone, più preparate di me, da ascoltare, oppure cocciute come i muli che non ascoltavano...

Perciò, secondo la mia esperienza "emozionale" e secondo il percorso "intellettuale" posso dire questo con una certa fermezza, almeno oggi, perché poi, io penso, le persone migliori dovrebbero essere sempre in grado di cambiare idea se c'è un motivo valido:

La lettura di una poesia e di un romanzo, la visione di un quadro, l'ascolto di un brano musicale, non sono, almeno di solito, attività passive e immediate. Non nel caso di una persona "completa". Non si tratta di esperienze esclusivamente sensibili o sentimentali. Non possono essere ridotte a un rapporto di piacevole bellezza tra l'opera e chi la contempla. Escludo poi senza dubbio che il veicolo debba influenzare l'opera. Faccio un esempio lampante: una canzone bella resta tale anche cantata da un cane e una canzone brutta resta brutta anche cantata da Sinatra. Questo, mi pare, non è sempre così ovvio...

Quelle esperienze, dicevo, non possono essere ridotte a quelle componenti, pur importanti, come il piacere e l'emozione, la soddisfazione e l'attrattiva, che una certa tradizione popolare ha considerato prevalenti, se non esclusive.
Certo, non è possibile rispondere in un unico modo alla domanda "come si legge una poesia?", o "come si ascolta una canzone?" eccetera. Esistono diversi modi di farlo e uno è senz'altro quello dell'immediatezza dell'emozione, perché no... L'esperienza del piacere però è un fatto complesso, che può specificarsi volta per volta in modi diversi, secondo dinamiche molto diverse tra loro.

In generale penso che l'esperienza dell'arte dovrebbe includere come momenti essenziali non solo l'emozione e il piacere ma anche momenti di conoscenza, di consapevolezza critica, e poi di valutazioni tecniche, storiche e sociali. Il coinvolgimento emotivo da parte di un fruitore con l'artista (di questo parlavate anche) spesso distorce queste dinamiche. E' un bene? è un male? non lo so con certezza... Dal mio punto di vista direi che un coinvolgimento critico-estetico con un'opera d'arte deve essere come un innamoramento in cui c'è sia l'interesse intellettuale e morale che quello più basso, quello sessuale. Presi da soli, questi due interessi, non bastano: il primo sarebbe troppo freddo e distaccato, il secondo troppo animalesco.

Torniamo a noi. L'esperienza completa, dicevo, di piacere, emozione, critica, conoscenza, consapevolezza e tecnica è un'esperienza che mette in gioco la fantasia e il giudizio, la sensibilità e la ragione. E' qualcosa di mobile e dinamico. E' un atteggiamento di ricerca e di esplorazione. E' un processo, insomma, in cui sono impegnate tutte le nostre facoltà.
In tale esperienza ha importanza gran parte delle nostre esperienze e conoscenze passate. Ogni nuova opera viene valutata sullo sfondo di altre opere che già conosciamo e su quello della nostra esperienza consueta (e questa potrebbe essere al risposta alla domanda su Dante: come può piacerti una cosa che non conosci?? anche la musica classica è così, se non la conosci rischia di non piacerti! è la sovrapposizione delle tue esperienze che ti rende quello che sei e sempre più capace e sensibile per apprezzare opere complesse come quelle. Le opere vere non sono patatine fritte che piacciono senza nessuno sforzo a chiunque...).

Certo, chi valuta si accosta all'opera con la sua concezione del mondo già formata, con i suoi punti di vista, i suoi interessi (ecco il "gusto"). La sua comprensione del mondo quindi determina in certa misura la valutazione dell'opera, o, meglio, è parte non distinguibile di essa. Eppure in un'esperienza adeguata della poesia e dell'arte dovrebbe entrare anche tutto ciò che non è privato e in particolare di chi legge. Si deve richiedere al lettore di non portare i paraocchi, di non trascurare niente di importante, di non escludere dalla partecipazione a tale esperienza nessuna parte di sé.
Solo così è possibile che la sua comprensione del mondo non rimanga immutata, cieca e ossessiva.

Per finire, se l'esperienza dell'arte, soprattutto della grande arte, ci spinge a pensare e riflettere, allora essa può rendere possibile una nuova comprensione delle cose. Può dar vita a contenuti nuovi o trascurati del nostro rapporto con gli altri e il mondo. Può porre di fronte a problemi la cui soluzione non è data dagli schemi tradizionali della morale corrente, di quella religiosa o sanzionata dallo Stato. Ci sospinge invece verso un mondo più ricco e complesso di quello abituale, nel senso che illumina e insieme evoca e nasconde, conflitti e significati profondi dell'esperienza umana.


Grazie per la risposta. Wink
concordo, con te.

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