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 Fabio Cinti: gli uomini che fanno il verso dell’asino (Tran Tran Giugno 2011)

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MessaggioTitolo: Fabio Cinti: gli uomini che fanno il verso dell’asino (Tran Tran Giugno 2011)   Ven Ott 14, 2011 8:13 pm

Fabio Cinti: gli uomini che fanno il verso dell’asino.

L’Esempio delle mele è l’album di esordio di Fabio Cinti, uscito l’11 febbraio 2011 dopo, come dichiara lui stesso, “un lungo travaglio”. Vanta prestigiose collaborazioni, da Pasquale Panella a Livio Magnini, Massimo Martellotta (Calibro 35) e Massimo Spinosa senza, ovviamente, dimenticare la partecipazione di Marco Castoldi, in arte Morgan. Paragonato spesso a Franco Battiato, forse per i testi eclettici e curati ed il timbro della sua voce, Fabio Cinti non pecca mai di presunzione ed è davvero un artigiano della musica.

Anche se non è propriamente brianzolo, lui Monza la conosce bene pertanto vorremmo restituire il favore e farlo conoscere meglio ai nostri concittadini e non solo. In merito al titolo del suo disco aveva dichiarato (in una precedente intervista di Andrea Turetta) : “Se scendessi giù in strada e chiedessi a una persona qualunque di farmi un esempio delle mele sono sicuro che almeno uno gli verrebbe in mente. Da Adamo ed Eva a Guglielmo Tell, da Biancaneve a Newton, da Platone a …”

Quando gli mando le domande via mail mi risponde: “mi sono divertito a rispondere, perché riguardano più me che il disco e questo incuriosisce…”.

Fabio ha ragione: non sono una critica musicale e non pretendo di esserlo. Mi piace incontrare persone e non riesco a separare l’uomo dall’artista: credo sia una dicotomia imprescindibile.

Il suo disco l’ho ascoltato e mi è piaciuto. Ma ancora di più sono stata sorpresa dall’essenza umana che traspare dalle sue parole: pacate, ricercate, anche dure ma mai urlate. Prima dell’intervista l’avevo incontrato a Cremona, in occasione della reunion dei Soerba (si veda sempre in questo numero), sotto un cielo umido, come lacrime appena versate, ma che volgeva al sereno e ci ha concesso una birra all’aperto chiacchierando del più e del meno.

- La pietra donata da un amico è una mela- (proverbio cinese).

Questo è il mio esempio delle mele.

L’Esempio delle mele, è il titolo del tuo primo album. Com’è nato questo progetto?

Questo primo album ha avuto un travaglio, se così si può dire, molto lungo. Già da un po’ le cose sono cambiate

discograficamente, in generale dico, e non ho mai avuto l’idea precisa di fare, per esempio, un disco fisico. Cosa che è arrivata dopo, con l’incontro di Simone Di Turo (che con la sua immaginazione mi ha convinto subito…) e di Sounday, la label con la quale collaboro.

E’ dai tempi dell’adolescenza che scrivo canzoni: sapevo che prima o poi avrei dovuto raggrupparne un po’ ma non mi sono mai chiesto come. Poi le cose sono maturate da sole. Ho incontrato persone che mi hanno dato la chiave per capire certe cose, altre che mi hanno spinto nella direzione opposta a quella che stavo prendendo. La cosa che potrei dire “curiosa” è che se fosse passato ancora del tempo prima di pubblicare L’Esempio delle Mele

avrei ancora cambiato qualcosa, la scaletta dei brani per esempio… o addirittura il titolo!

Non mi piace fermarmi o portare ostinatamente avanti idee che non hanno le gambe per poter andare da sole. E questo disco, in qualche modo, si è fatto da sé…

Quanto sono importanti per te i titoli?

I titoli sono come le insegne dei negozi, quando sono brutte non ti viene gran voglia di entrare. E se entri

hai la predisposizione ad avere qualcosa da ridire su tutto. E’ molto difficile azzeccarli (molto più difficile

che azzeccare un’insegna…). Per quanto mi riguarda cerco sempre un’alterità nel titolo, meglio ancora se

nella canzone non compaiono le parole che lo compongono anche se a volte si è quasi obbligati…

L’Esempio delle Mele per esempio viene da una specie di racconto-barzelletta di uno sconosciuto.

Quando l’ho sentito non ci ho pensato ma a distanza di anni, quando mi è tornato mi in mente, mi è sembrato

perfetto… I motivi della coerenza sono l’incoerenza, l’assurdo e, appunto, l’alterità.

So che, oltre che con le note, ti diverti anche molto con i giochi di parole. Come si fa a non cadere nel manierismo?

Beh sì, l’ho sempre fatto, dai tempi del liceo. Trovo che le parole siano dei mondi a sé stanti, la grammatica, poi è un argomento che mi ha sempre affascinato. Si gioca tutto sul piano della comprensione e del fraintendimento, del capovolgimento, del senso e del controsenso. Questo meccanismo appartiene per esempio anche alla satira, o alla comicità più raffinata. Se penso a Dario Fo, al Grammelot, in cui le parole non esistono eppure si capisce tutto! Non passa giorno in cui non mi diverta da solo con battute, o freddure, di questo genere e devo dire che ho trovato dei compagni di gioco che mi hanno sempre dato grosse soddisfazioni, come Morgan (credo che le migliori risate della mia vita vengano da momenti esilaranti passati con Marco a inventare paradossi, a volte portati anche sul palcoscenico…) o come Massimo Spinosa che è un maestro assoluto. Molte delle idee che ci passano per la testa vengono proprio da questo ”frullare” le parole e le frasi in modo divertente…

Il manierismo sì, è sempre in agguato e per non caderci basta non prendersi troppo sul serio, consci di non essere dei Bartezzaghi…

Hai vissuto tra Roma e Milano (passando per Monza). Mi descrivi queste tre città con pochi aggettivi?

Roma non l’ho mai amata molto: ci ho studiato e vissuto ma non mi ha mai dato grosse opportunità, non mi riguarda molto, caratterialmente sono distante dalla Capitale. Direi di Roma che è rumorosa e lenta.

Monza è stata una scoperta… naturalmente lego questa città alla mia amicizia con Morgan quindi ho dei ricordi molto particolari non solo per la loro qualità, per il contenuto, ma soprattutto per come sono stati vissuti. E’ una città scostante e solitaria.

Milano mi piace molto, sapevo mi sarebbe piaciuta anche quando ne sentivo solo parlare (male dai romani…) e conto di restarci ancora molto. Come tutte le grandi città ha i suoi difetti, però la sto vivendo in un momento di cambiamento generale e chissà che non riservi nuove sorprese anche per quanto riguarda il mondo della musica, che storicamente ha avuto, in questa città, un posto importante tra le attività. Non trovo aggettivi per Milano, forse cangiante…

Scrivi molto bene (leggo su fb le tue note, sempre originali, accomunate da un uso eclettico degli

aggettivi). Quali sono le tue influenze letterarie?

Grazie… Come la maggior parte degli adolescenti della mia generazione ho letto molto e non forzatamente ma

per il puro gusto di farlo. Con i compagni di scuola si parlava di letteratura e quella è stata una vera e

propria scuola, più dell’ora di italiano (anche se ho avuto la fortuna di avere insegnanti molto in gamba).

Sono partito dai classici, che consiglio a tutti perché sono più divertenti e fluidi di quanto, proprio a scuola,

ci facciano intendere. Uno immagina che leggere Thomas Mann sia un’impresa titanica, che sia cosa difficile, da secchione, peggio, da noiosi… e invece è un piacere e un divertimento che autori moderni o contemporanei non danno. Quando sento dire “che peso leggere un mattone di Tolstoj…” mi viene da pensare che chi lo dice non l’ha mai fatto e non sa quel che dice.

Ho adorato Mann, Stendhal, Cervantes (i ragazzi di quindici anni dovrebbero leggere tutti il Don Chisciotte, lo leggerebbero volentieri e avrebbero molte armi in più…) e altri classici europei soprattutto, e tra i contemporanei Roberto Calasso, José Saramago, Giorgio Manganelli. Ma sono sempre stato vorace e perciò ho letto di tutto anche se più passano gli anni più divento selettivo. In questi giorni sto leggendo un bellissimo, semiconosciuto, romanzo di Jack London (quello di Zanna Bianca per intenderci), Il Vagabondo delle Stelle, e un libretto di Alan Bennet, Nudi e Crudi, che fa molto ridere…

Mai pensato di fare lo scrittore?

Lo scrittore, uhm… Credo che più che farlo bisogna esserlo, un po’ come il musicista… Scrivo molto, forse

abbastanza per poter dire di esserlo, secondo certi canoni. Mah… Bisognerebbe che qualcuno dia un’occhiata ai contenuti, non saprei dire… La letteratura ha un buon legame anche con la vecchiaia, cosa che il palco fa fatica ad avere…

Cosa significa, per te, avere successo?

Spesso si confonde il successo con la fama. Il primo è la risposta positiva al proprio lavoro, tale, per

esempio, da poterci vivere. Avere successo non comporta necessariamente una fama, almeno come la si intende

oggi. E’ inutile ribadire che la tv ha distorto tutto in maniera orribile. Mi piacerebbe vivere del mestiere di

musicista, a volte ci riesco ma molto spesso no. Sarà perché non sono ancora famoso (quindi non ho ancora a che fare con la fama)? – e questo sarebbe sbagliato per come la vedo io. O sarà perché non mi viene ancora

riconosciuto fino in fondo il mestiere che faccio? E’ un mestiere, però, che non posso fare a meno di esercitare, per cui successo o no, fama o non fama, continuerò a scrivere canzoni.

Sei stato più volte paragonato a Franco Battiato, forse perché (come leggo) esci dal “seminato” dei

classici cantautori italiani…

Ti rispondo così… In una piacevole conversazione telefonica, proprio con Franco Battiato, si discuteva di questa

cosa. E lui ha esposto la sua: “quando qualcuno fa qualcosa di strano, di leggermente diverso dalla solita

minestra la prima cosa che dicono è: è Battiato… quell’uscire dal seminato…

Non posso negare le sue influenze, né che il mio timbro di voce abbia delle somiglianze. Però la gente dovrebbe un po’ staccarsi dai paragoni “a priori”. Le canzoni sono fatte per essere ascoltate e, anche se hanno somiglianze o rimandi, questo non vuol dire che ne debba risentire il giudizio estetico. Ma tant’è.

D’altra parte, a pensarci bene, essere paragonato a Battiato è una fortuna rara… Forse dovrei impegnarmi di più però…!

Fabio Cinti e la musica anni ‘80…

Uh… Ho una minuscola maglietta, di quando avevo 4 anni, ingiallita dal tempo e dal baule di mia madre, con una

stampa in plastica che recita “I am the son of Duran Duran”. Me la regalò mio fratello, forse reduce da qualche

concerto… Perciò puoi immaginare. Non tutto però mi piace di quegli anni. E’ innegabile che hanno dato un

forte contributo all’immaginario comune per quanto riguarda un certo tipo di suono. Anche il più sordo

riuscirebbe a individuare sonorità anni ottanta in una canzone moderna… Pensa a Sweet Dreams (Are Made of This), del 1983…

Tre motivi per cui vale la pena vivere.

Ti giro la domanda. Albert Camus scrisse che “bisogna amarsi molto per uccidersi”. Ecco, la vita secondo me la

viviamo per gli altri. E’ necessario che noi ci diamo agli altri. Anche l’arte non avrebbe senso se non ci

fosse chi ne gode. Chi passa la vita a pensare di andarsene vive nella presunzione assoluta, nell’amore

viscerale della propria persona, in uno sfrenato narcisismo. Non mi piacciono le persone così, hanno in bocca

sempre la solita parolina, in comune con il verso dell’asino: “io”.

Dunque si vive per gli altri e, per citare Pasquale Panella, “si sopravvive a tutto per innamorarsi”.

Dove possiamo trovare il tuo album?

Il mio album se non è negli scaffali dei maggiori negozi di CD, lo si può sempre ordinare da quei negozi!

Noi poveri emergenti abbiamo, si sa, un trattamento diverso da Vasco & Co., la musica viene appunto catalogata

per indice di “fama”. E il risultato è questo. Oppure su iTunes, oppure dal mio sito ([Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ), lo si può ordinare per vederselo recapitare direttamente a casa.

Progetti per il futuro? Sono previsti live questa estate?

Da un po’ di tempo mi sto divertendo anche a scrivere per altri. Il primo lavoro a uscire – tra i più grossi -

dovrebbe essere quello di Andrea “Giops”, per il quale ho scritto e arrangiato tre canzoni. Poi alcune

produzioni di ragazzi molto in gamba e di cui avrò modo di parlare in modo approfondito sui miei spazi web.

A piccoli passetti va avanti una, per ora “segreta”, collaborazione con Megahertz (al secolo Daniele Dupuis) e

con Lele Battista, due amici che reputo artisti molto in gamba.

E poi, la cosa che mi riguarda più da vicino, sto per uscire con un singolo che spero faccia parlare per il suo

argomento, singolo non incluso nell’album. S’intitola Waiting For My Bear…

Di conseguenza dovrebbero uscire delle date…

In autunno mi metterò seriamente a lavoro sul secondo album che, come il primo, sta seguendo la sua strada da solo…

Ti piace esibirti dal vivo?

Molto, credo che sia un’esigenza di cui un musicista non può fare a meno. Purtroppo il genere di musica che

produco spesso non si adatta a situazioni “facili”, per cui mi è difficile esserci sempre.

Il periodo storico che stiamo vivendo poi, fitto di ostacoli culturali e economici, ha delle ricadute anche su tutto l’apparato di produzione live, perciò spesso capita che non ci siano abbastanza fondi, eccetera… Oltre al coraggio

che troppe volte manca agli organizzatori sempre più spesso con le orecchie rivolte al rumore dei soldi piuttosto che alle tracce dei cd…
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